ipercolesterolemia e/o ipertrigliceridemia

in caso di ipercolesterolemia e/o ipertrigliceridemia

I valori desiderabili dei lipidi nel sangue sono:

LDL (colesterolo “cattivo”) inferiore a 130              HDL (colesterolo buono) maggiore di 35

TRIGLICERIDI  inferiori a 150                                 COLESTEROLO TOTALE inferiore a 200

formula per trovare l’LDL: colesterolo totale – (HDL + trigliceridi) = LDL

Se si è molto lontano da questi dati, è necessario cambiare stile di vita.

Prima di tutto bisognerà fare un po’ di movimento in più. Chi non è solito praticare dello sport, potrà effettuare una passeggiata di mezz’ora ogni giorno; chi invece fa già dell’attività fisica, dovrà aumentarne la frequenza, esercitandosi giornalmente.

In secondo luogo bisognerà fare attenzione alla quantità di cibo consumata, togliendo il superfluo, in modo da avviarsi verso il proprio peso-forma.

Il fattore più incisivo però sarà dato dal tipo di cibo consumato.

Il colesterolo è presente soltanto negli alimenti di origine animale (latticini, uova, carne).

In generale, quindi, mangeremo molta verdura e frutta, frutta secca, cereali integrali (così come la pasta ed il pane) e legumi; a seguire il pesce, soprattutto quello azzurro, quindi sarde, acciughe, aringhe, sgombro, merluzzo, trota (con la pelle), salmone (piccolo, perché il giovane è più magro), che sono ricchi di omega 3, capaci di ridurre i trigliceridi.

Poca carne, perché il grasso è contenuto nelle sue fibre (anche se non lo vediamo), pochi crostacei e molluschi, pochissimi insaccati (che al grasso aggiungono anche il sale e i nitriti/nitrati), non più di 2 uova alla settimana. La carne, preferibilmente bianca, deve essere privata del grasso visibile (la pelle nel caso del pollo).

Eliminare burro, strutto, lardo, insaccati grassi, ma anche olio di palma, olio di cocco, grassi idrogenati (margarina), alcol e dolci (lo zucchero in eccesso viene trasformato dal fegato in grasso!).

Cucinare preferibilmente senza grassi (utilizzando la bollitura o il vapore), aggiungendo dopo la cottura un cucchiaino di olio extravergine d’oliva crudo.

Se proprio serve del grasso per cucinare, usare un filo di olio extravergine d’oliva con un po’ d’acqua.

Per condire l’insalata è sufficiente 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva e 1 di acqua, insieme ad un pizzico di gomasio (sesamo e sale). L’acido oleico, infatti, ha la capacità di abbassare l’LDL in favore dell’HDL, ma non esageriamo (sempre di colesterolo si tratta).

Se l’attività fisica e la dieta non fossero sufficienti, possiamo ricorrere ad un rimedio contenente  riso rosso fermentato, che aiuta a ridurre LDL, HDL e trigliceridi.

NOTA BENE: Poiché il riso rosso fermentato ha la stessa funzione dei farmaci ipolipidemizzanti (statine sintetiche), non va assunto in concomitanza con gli stessi; inoltre, poiché deve essere utilizzato continuativamente, potrebbero verificarsi gli identici effetti collaterali (disturbi/dolori muscolari e alterazioni della funzionalità epatica e/o renale): sarà bene, quindi, controllare periodicamente la funzionalità epatica e renale attraverso esami del sangue, e assumere ogni tanto un depurativo per ambedue gli apparati. Per lo stesso motivo, il suo utilizzo prolungato va implementato con l’antiossidante coenzima Q10, di cui il riso rosso fermentato, così come le statine, diminuisce la sintesi.

Pur non essendo necessaria la ricetta medica, in caso di disfunzioni epatiche o renali, diabete, alcolismo, gravidanza o  allattamento, è bene assumere il riso rosso fermentato solo sotto il controllo medico.

 

 

 

UN NUOVO PARADIGMA

 

Quanto sopra è stato principio generalmente riconosciuto fino a poco tempo fa, ma alcuni medici e naturopati da qualche tempo iniziano a concordare col cardiochirurgo dott. Dwight Lundell, che ha ammesso di aver sbagliato per anni, e oggi la pensa molto diversamente sull’origine delle malattie cardiache: egli sostiene infatti che il colesterolo si accumula nelle arterie a causa dell’infiammazione delle stesse, cosa che si verifica per un’errata alimentazione. L’eccesso di zuccheri semplici e di omega6 (contenuto in oli vegetali come soia, mais e girasole e in moltissimi alimenti lavorati industrialmente) sarebbe alla base di questa infiammazione.

Il dott. Lundell dunque riabilita i grassi animali, e quindi le uova e la carne che li contengono, insieme al burro di bovini allevati a fieno.

Nel dubbio, a quale delle due teorie dovremmo affidare la nostra vita?

Anche tenendo presente che il rapporto omega6: omega3 in Italia è ben inferiore a quello americano, resta comunque troppo alto anche da noi. In generale è bene quindi evitare tutti gli zuccheri semplici (e quindi dolci, alcool)  e tutti i prodotti lavorati industrialmente (come la margarina), che contengono molto spesso oli e grassi vegetali (ricchi di omega6) quasi sempre idrogenati, i quali, non essendo riconosciuti dal nostro organismo perché manipolati, vengono accumulati.

Privilegeremo invece  cibi semplici, non lavorati industrialmente o manipolati, biologici o naturali (il pane integrale fatto in casa, il pesce fresco di mare, la carne di un macellaio di fiducia, le uova fresche delle galline del vicino),  e in particolare i cereali integrali, i legumi, la verdura e la frutta. Come condimento: l’olio extravergine d’oliva estratto a freddo, con un’acidità inferiore all’1%, aiuta le funzioni della colecisti e del fegato, è altamente digeribile, ricco di vitamina E, antiossidante e anticoagulante. Al posto della margarina, molto saltuariamente possiamo consumare un ricciolo di burro biologico, assolutamente crudo.

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